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17 luglio 2008

L'invidia l'è una brutta bestia

È da un bel po’ che sono assente dal cannocchio. L’ho trascurato abbastanza anche se devo dire che un conto è stare seduti tutto il santo giorno davanti al pc a scrivere una tesi o a preparare un esame, un altro è avere ben altro da fare: il maledetto computer può tranquillamente diventare l’ultimo pensiero.
Non vi dirò però come passo le mie giornate, vedrò invece di scrivere qualcosa di utile e magari contribuire alla felicità di chi leggerà questo post.
Purtroppo c’è una determinata categoria di persone che scorgo sempre più spesso in giro per i blog e che, come accade da sempre nella vita reale, è afflitta da invidia. È bene che qualcuno faccia riflettere costoro su cosa implica questo diffuso malessere della società e il male che si autoinfliggono. In generale l’invidia è, come sanno tutti, il sintomo di una mancanza di qualcosa ed ha un origine ben chiara. Vorrei che si focalizzasse l’attenzione su quella che è l’unica ed insindacabile causa: chi invidia non è felice perché non si ama. La vera mancanza è dunque l’amore per se stessi. Non è un amore egoista ma piuttosto rivolto verso tutto ciò che ci da gioia ivi compresi gli altri.
Ovviamente il primo passo da fare è riconoscere il fatto che se tutto (o una cosa) va male nella propria vita probabilmente (e anzi sicuramente) l’unico responsabile sei proprio tu. Se infatti una persona si ama, si stima e si apprezza per quella che è, riuscirà a rapportarsi con gli altri in modo sereno. Dunque come potrà mai essere invidioso? L’unico comandamento che Gesù Cristo chi ha lasciato è non a caso: «ama il prossimo tuo come te stesso» che è poi quello che riassume e sostituisce anche tutti gli altri (se tu ami gli altri non hai motivo di uccidere etc. etc. bla bla). Non è un caso che anche le religioni orientali dedichino all’equilibrio dell’Io, e all’armonia con ciò che ci circonda, la basilare esperienza di ricerca spirituale e materiale.
Si obietterà che le difficoltà della vita a volte mettono a dura prova la nostra felicità e non è detto che sia così facile giungere a questo equilibrio con se stessi. La morte di una persona cara, una delusione sentimentale, un tracollo economico, un trauma psicologico, non sono indubbiamente cose facili da superare. Nessuno infatti dice che si tratti di un percorso facile. A volte dura anni, decenni! E nessuno può sindacare su questo. Ma se in questo frangente noi non provvediamo a lavorare su di noi per migliorarci e risollevarci ma invece consumiamo le nostre risorse invidiando ed augurando a chi ha miglior sorte di noi di cadere miseramente, sarà soltanto uno spreco di tempo e di energie vitali e si finirà per deprimersi ancora di più.
Chi non si ama si sente confortato dallo stare a contatto con persone che stanno peggio di lui mentre ostacola con tutte le forze chi non lo è. Bene: è come chi pensa che partire per aiutare qualche disperato dall’altro capo del mondo possa alleviare le sue sofferenze dal momento che sarà a contatto con realtà ancora più dure. In realtà quello che faremo sarà semplicemente mettere in pausa i nostri problemi per andare a risolvere quelli di qualcun altro e non è detto che ci si riesca. Già: perché chi è infelice non può che portare e portarsi infelicità a meno che non voglia cambiare le cose e per fortuna il mondo è anche pieno di gente che si ama e che può influenzarci positivamente.
Ma cosa si può fare per migliorare questa situazione? Si tratta innanzitutto di un percorso individuale. Non c’è nessuno meglio di noi stessi che potrà dire qual è la felicità a cui aspiriamo.

La felicità però non basta volerla e desiderarla, bisogna inseguirla con tutte le forze ed è una cosa che si fa giorno dopo giorno.
In nostro aiuto possono venire tante cose, l’importante è che non costituiscano un alibi per smettere di pensare a come risolvere i nostri problemi. Chi si butta sullo studio ancor più che su di uno sport o altro e trascura gli amici, l’amore, la famiglia e in generale tutto quanto fa parte della vita fa un grave torto a se stesso: ci vuole equilibrio!! C’è chi trova forza nella preghiera, nel seguire un corso di cucina, un’arte marziale. Qualunque cosa sia l’importante è che serva a migliorare se stessi e a rafforzare l’autostima e dirsi: «sì! ora sto facendo finalmente qualcosa per me e che mi rende felice».
Alla base di tutto c’è una alimentazione sana. Senza cibo moriremo quindi, oltre a respirare, la cosa basilare su cui fondare la nostra vita è senza dubbio l’alimentazione. No a pasti disordinati, no a cibi abbinati a casaccio. Pochi sanno che ci sono cibi che assunti da soli sono un valido nutrimento ma miscelati insieme sono un vero attentato alla digestione e a volte alla salute. La macedonia è un caso emblematico. Evitate il latte (la nocività sull’uomo è dimostrata: cercate un po’ su internet o leggete una pubblicazione scientifica sull’argomento) e lasciate perdere inutili diete.
Inoltre ricordate sempre che la regola fondamentale in tutto è l’equilibrio. Non è detto che dobbiate diventare vegetariani se non lo volete, anche perché costringersi a fare qualcosa che non si vuole è la cosa più controproducente che esista a meno che con il tempo non si capisca profondamente le motivazioni di un atteggiamento così radicale e lo si faccia proprio. Non è detto poi che dobbiate nutrirvi solamente con verdura presa dal campo della nonna per evitare ogni pesticida, conservante e via dicendo. Intendiamoci: evitare il più possibili le contaminazioni delle industrie è indispensabile ma non si può pretendere di vivere sotto una campana di vetro. Anche perché se un bel giorno vi mettono sotto a una macchina la vostra bella vita sana, l’avrete vissuta sì scrupolosamente e attenti a tutto ma avrete anche sacrificato molti dei piaceri che essa può riservarvi. Se per esempio un giorno vi va un bel panino di McDonald’s, non esitate e gustatevelo, non vi farà certo male soprattutto se lo mangiate senza sensi di colpa e si tratta di un pasto occasionale. Il vostro fisico, non dubitate, dal momento che è purificato e segue una alimentazione sana non ne risentirà minimamente e sarà perfettamente in grado di sopportare per una volta questo cibo spazzatura. Chi invece mangia sempre male è ovvio che va incontro a danni gravi, ingrasserà e ovviamente non sarà felice oppure il contrario: chi non è felice mangerà per compensazione, ingrasserà e certo non ne trarrà giovamento la sua salute.
Ora che è estate esponetevi al sole e buttate nella mondezza abbronzanti e filtri solari: il sole è vita! Anche l’anima più triste al mondo una volta che si lascia baciare dal sole non può che sentirsi un poco più felice. Iniziate al mare a prendere pò sole alla volta. Il primo giorno con molta moderazione poi sempre un po’ di più e vedrete che non vi brucerete per nulla e soprattutto non avrete spalmato sulla vostra pelle quelle schifezze chimiche. I tumori alla pelle non li provocano i raggi UV ma le creme stesse. Ad un bambino del Biafra che non mangia da giorni, voi dareste mai un pranzo completo? Assolutamente no! E allora per quale motivo chi per 11 mesi all’anno è rimasto chiuso nelle proprie stanze e negli uffici (a digiuno di irradiazione diretta), dovrebbe esporsi tutto il giorno al sole di agosto? Ancora una volta è la quantità a provocare danni.

 

Avvertenza: tutto quanto ho scritto non l’ho inventato stamattina ma si tratta di meditazioni personali e una rielaborazione molto all’acqua di rose di informazioni che si stanno fortunatamente diffondendo sempre di più anche (ma non solo) grazie al web (io preferisco una seria divulgazione dal vivo).

Tempo fa mi è stato chiesto da dove si potesse cominciare per poter iniziare ad avere un quadro generale da cui iniziare a togliersi un po’ di fumo dagli occhi soprattutto in merito all’alimentazione. Un libricino di facile consultazione è stato scritto da Fabio Marchesi e si intitola (guarda un po’) Amati! Lo consiglierei ma con l’avvertenza che questo manualetto non è la bibbia e chi l’ha scritto non è certo Dio ma un uomo con tutte le imperfezioni del caso. Prendete ciò che è scritto con le pinze di una rielaborazione e sperimentazione personale (per esempio che vi costa non bere latte e limitare il consumo di latticini per un mese? poi valuterete voi cosa è effettivamente cambiato!). Comunque ripeto: solo noi stessi sappiamo cosa è meglio per noi, nessuno può venire a comandare a casa nostra.




permalink | inviato da lapiuma il 17/7/2008 alle 9:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (19) | Versione per la stampa
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