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Cinevisioni

L'ultimo lavoro di Ferzan Ozpetek è così perfetto nel descrivere la follia umana distribuendola negli sguardi e nelle dinamiche ossessive.
Tutto nasce da una separazione. Ma il giorno perfetto è il parto della nostra mente dove tutto continua come l’avevamo lasciato anche se in realtà nulla è più come prima.

«Io non la voglio una vita nuova» dice Valerio Mastandrea nell’interpretazione che ne consacra le straordinarie capacità interpretative.

Forse è vero. Il passato che vogliamo che ritorni per riempire il nostro vuoto, anziché come propulsione positiva, genera fantasmi e inchioda in un limbo dove non c’è più ragionevolezza, né domani.
E ancora: «non so se questo è un sogno o un incubo» dice la Ferrari in prossimità dell’epilogo. La differenza non è poi così grande dal momento che è il risveglio la parte più difficile ed in entrambi casi nulla è vero: né i ricordi belli, né quelli cattivi. Siamo noi a tenerli così insistentemente vivi e la tragedia del presente è forse ancora più grande. Ecco che il fragile equilibrio esplode come colpi di pistola.
Non sono pentito di aver preferito la visione di “un giorno perfetto” a “Palombella rossa” (in programmazione al Trevi nell’ambito di una bella retrospettiva su Nanni Moretti)

Domani però non mi voglio perdere “Caro Diario”. Sono entrambi film che hanno segnato una parte importante della mia vita.

Pubblicato il 11/9/2008 alle 0.35 nella rubrica Diario.

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